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“Che ne dici?"
 “Si, forse è il momento, dobbiamo pur capire se siamo pronti, se siamo capaci, a fare qualcosa di completamente nostro. E di diverso”
 
Non si conosce bene la data certa di questo dialogo, ma non passò molto tempo da lì al 3 maggio 2012: nasce l’a.s.d. Ca de Rissi.
Mossi dalla convinzione di saper realizzare qualcosa di differente, sulla scorta dell’esperienza trentennale passata sui campi, cinque persone penna alla mano firmano la nascita del progetto, cinque persone che per un  motivo o per un altro si conoscono da almeno vent’anni, che hanno condiviso questo sport sui campi e la vita al di fuori di questi.
Il progetto è semplice: affidarsi a tecnici che siano prima di tutto “persone” di spessore per la gestione della squadra, ed un’attenzione maniacale per tutto ciò che organizzarsi si deve, nella cura di una società; ruoli definiti ed autonomi, fiducia reciproca incondizionata, e soprattutto tanta, tanta, tanta comunicazione.  Programma a medio termine, la collaborazione con “mamma Molassana Boero”: tutto è pronto.
Al centro del progetto, l’importanza della crescita individuale all’interno di una famiglia che molti finiscono addirittura per “sposare”. Il primo programma  è su base triennale: obbiettivo, il salto di categoria.
 
Stagione 2012/2013: l’iscrizione al campionato di Terza Categoria, la partenza difficile, le prime ardue decisioni da affrontare e poi prendere.
La soddisfazione onorare un campionato con un gruppo fino ad un attimo prima inesistente.
La fortuna di aver trovato le persone giuste, il merito di averle reclutate.
 
Stagione 2013/2014: il passaggio in seconda categoria, come vincitori del girone play off, dopo un’intera stagione da capolista. Il salto di categoria è arrivato! (in anticipo rispetto alle previsioni)
Stagione 2014/2015:  Seconda Categoria, alcuni cambiamenti, alcuni arrivederci, forse qualche addio, molti benvenuto! Lo spirito è quello del miglioramento, l’obiettivo quella “salvezza tranquilla” che tutti i neo promossi auspicano. Ma non c’è tempo per la tranquillità a Ca de Rissi: l’appetito vien mangiando: e dopo una stagione tra le prime posizioni, rischiamo il salto di categoria immediato. Il sogno si infrange al primo turno dei play-off: ritorniamo sulla Terra, l’obbiettivo è stato comunque raggiunto oltre le aspettative; soddisfatti cominciamo da subito programmare l’anno a venire.
 
Stagione 2015/2016: Seconda Categoria. È stata spesa molta energia durante l'estate, perché se la motivazione deve essere sempre la crescita, sappiamo che sarà difficile anche solo emulare la stagione precedente. Quarto anno per il Ca de Rissi, più ne passano più gli addii pesano, ma la voglia cresce e l’entusiasmo intorno alla società, lentamente, anche. Il raggiungimento dela finale play off dopo un ottimo terzo posto in classifica è l'ennesima dimostrazione di consapevolezza del valore generale. Il Campi porta a casa la partita e la prima categoria però. Ci rifaremo, ne siamo sicuri.
 
Stagione 2016/2017: “Ci rifaremo, ne siamo sicuri.” Ed è stato così: non si può partire dall’inizio quando attraversi un’ annata come questa: quando sei promosso alla categoria superiore i ricordi più vividi spesso sono gli ultimi. Quindi partiamo dalla festa, quella in discoteca, quella senza calcio nè giocato nè parlato. Quella in cui è stato l’allenatore ad essere ripreso dai ragazzi. Se dovessero chiederci qual è stato il segreto di questa stagione, risponderemmo il gruppo. Sembra scontato, si risponde sempre così in effetti, ma ora sappiamo anche cosa significa: se i giocatori sono amici anche fuori dal campo, il calcio diventa un pretesto; e se tra gli amici fuori dal campo c’è anche l’allenatore i risultati sono una logica conseguenza. Ed ovviamente non è stato tutto rosa e fiori: c’è stato un momento di scelte difficili, di giocatori e di allenatori; c’è stato il momento dei litigi e degli abbandoni storici, quelli in cui nessuno ha ragione mai, il momento delle sconfitte, quello delle riunioni tecniche (o psicologiche?) in cui ognuno rimane della sua idea. Ed in una di queste, alla fine, l’allenatore ha detto: “vedrete che tra 4 partite, questi ragazzi prendono il volo”. Ed è stato un volo di Prima classe, a quanto pare. 
 
Stagione 2017/2018: Ca De Rissi ha sempre avuto l’ambizione di allargare i propri orizzonti: ed è così che un pensiero da tempo ricorrente nella mente dei fondatori, è riuscito a concretizzarsi per un insieme di circostanze, casualità, volontà, perseveranza. Forse destino.
Da qualche parte, fuori da Ca De Rissi, un progetto analogo e complementare stava prendendo anima: incrociarsi è stato inevitabile, l’amore è stato a prima vista. È stato così che è arrivata nuova linfa, quella che alimenterà questo nuovo grande progetto: nasce l’asd Ca De Rissi San Gottardo. Anche se “nasce” non è il temine appropriato: tecnicamente è un cambio di denominazione sociale ma il valore di questo cambiamento va al di là delle definizioni.
Una storia scaturita dalla comunione di intenti, da due passioni conosciute nel panorama del calcio dilettantistico genovese: la A.s.d. Ca de Rissi, fino ad oggi strutturata con un' unica “prima squadra”, e lo staff tecnico proveniente dal settore giovanile del San Gottardo hanno deciso di unire le loro forze sotto la “matricola Ca de Rissi” per offrire un servizio integrato, finalizzato a dare continuità di crescita e divertimento ai ragazzi, dalle prime leve della scuola calcio fino al livello di prima squadra. Sarà un anno di studio, di prove, di esperimenti, di ricerca. Nel frattempo si modifica il logo, con la croce di San Gottardo che campeggia alla base della “scala Ca de Rissi”, di cui è rinnovata fondamenta.
Il futuro: Ca De Rissi San Gottardo esisterà finchè manterrà la capacità di circondarsi di collaboratori che si sentano parte sinergica del progetto. Per loro la società impegnerà ogni energia per comunicare la propria filosofia, fatta di passione, serietà, romanticismo e spirito imprenditoriale.Il programma è, e sarà sempre, quella crescita individuale che solo la vita in un gruppo che condivide degli obiettivi può stimolare.
Nel calcio esiste un solo modo per perseguire questo obiettivo: fare il massimo che le “gambe” consentano di fare, buttare il cuore oltre l’ostacolo, possibilmente ricordando di portarsi dietro il cervello.
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